Visualizzazione post con etichetta 08. Storia Cultura Salento La Meta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 08. Storia Cultura Salento La Meta. Mostra tutti i post

SAGRE E RITI DI GENNAIO IN SALENTO



Il freddo che comincia a farsi pungente non scoraggia i fedeli che partecipano numerosi alle tradizionali processioni in onore dei Santi e alle "fòcare" accese a volte in loro onore e a volte come tradizione di antica origine.
Spesso la focara si trasforma in occasione per organizzare maestose grigliate per serate di buon cibo, vino e musica in compagnia, assolutamente da non perdere.
Le fiere/mercato invece sono tradizionalmente importanti in questo periodo perché è il momento di comprare gli alberi da frutta da piantare.


Venerdì 6 gennaio
BRINDISI     Aghiasmòs  
il rito ortodosso della benedizione delle acque nel giorno della Theofania
CARPIGNANO SALENTINO  Theofania
un rito che affonda le radici nella cultura salentina che si tiene nella cripta di Santa Cristina, un'occasione di dialogo tra culture diverse, unite nel segno della pace e della fratellanza.
CASTRI'      Santa infanzia

Domenica 8 gennaio
NARDO'   La Santa Famiglia e in contemporanea la Sagra dei tre sapori salentini

Sabato 14, venerdì 20, domenica 22
TREPUZZI    Pellegrinaggio per Sant'Antonio

Martedì 17 gennaio
NARDO'  Festa e Sagra di Sant'Antonio
RACALE  Festa di Sant'Antonio e Sagra del fuoco
FELLINE   Falò della solidarietà
TAVIANO   Focara di Sant'Antonio
MAGLIE    Sant'Antonio
GIORGILORIO  Sant'Antonio Abate
PORTO CESAREO   Sant'Antonio

Mercoledì 18 - giovedì 19 gennaio
TIGGIANO    Festa di Sant'Ippazio e Sagra della pestanaca

Giovedì 19 gennaio
CASTRI'     Madonna del terremoto
GALLIPOLI   San Sebastiano

Giovedì 19  domenica 22
GALATONE   San Sebastiano

Sabato 21 Domenica 22
CARMIANO    Sant'Antonio
UGENTO       San Vincenzo

Domenica 22
MIGGIANO    San Vincenzo

Lunedì 23
CASARANO    San Giovanni elemosiniere
MORCIANO DI LEUCA    San Giovanni

mercoledì 25 gennaio
SECLì   San paolo Apostolo

venerdì 27  sabato 28
MELENDUGNO    San Niceta

Sabato 28 venerdì 29
VILLA CONVENTO    Sant'Antonio Abate e Sagra de lu taraddru cu lu pipe

Domenica 29  martedì 31
LECCE  San Giovanni Bosco

I CENTRI STORICI DEL SALENTO: SALVE

salve-015
salve-007
Salve è un centro del Capo di Leuca: 8 Km da Santa Maria diLeuca, 3 Km dal mare Ionio, che si intravede dai vicoli del paese, una bella campagna rigogliosa attorno e tanta storia come tutti i borghi salentini.

Gli scavi archeologici hanno messo in luce alcuni insediamenti messapici dell’età del bronzo.
Si pensa che il nome derivi dal centurione romano Salvius che ricevette queste terre come premio intorno alla metà del 200 a.C. (o forse dal latino silva e perciò legato alla natura boscosa delle terre intorno)
salve-002
La cinta muraria risale al IX secolo d.C. quando, come nelle altre comunità della zona, nacque la necessità di difendersi dagli attacchi Saraceni.

Secoli dopo (siamo intorno al XV d.C.) altre fortificazioni furono costruite per difesa contro i Turchi e tra queste la Torre di segnalazione chiamata Torre Pali, oggi nell’acqua di fronte alla spiaggia dell’omonima località (frazione di Salve).
 
Torre Pali fu costruita dagli Spagnoli e faceva parte di un sistema di avvistamento che si snodava lungo tutta la costa; le torri erano costruite in modo che ogni una potesse vedere la successiva e se una nave turca veniva avvistata, immediatamente i fuochi di segnalazione venivano accesi in sequenza su tutte le torri e si allarmava così tempestivamente tutto il territorio salentino.
salve-005
salve-010   
 Il comune ha un sorprendente numero di chiese e di cappelle votive, alcune molto belle e ricche all’interno.
Solo nella Chiesa Madre si trova: un organo a canne del 1658 che è uno dei più antichi d’Italia, un dipinto di Fra’ Angelo da Copertino del 1684, una scultura lignea del 1716 che rappresenta la Madonna del Rosario e un pulpito in legno dorato della fine del 1700.
E poi la Cappella della Madonna delle Gnizze del XVI secolo, le cappelle di Sant’Anna e di San Lasi del XVIII secolo, quella della Madonna delle Fogge, sono 54 in tutto.
salve-009Il centro storico è fatto di vicoli tortuosi da cui a volte si intravede il mare, sono soprattutto case a corte, ma anche palazzi signorili, come Palazzo Ceuli riccamente decorato e la Torre dei Montano.

 Le campagne intorno testimoniano una terra ricca e densamente abitata con molte masserie fortificate.

vai al sito www.lameta.net
vai al sito www.metasalento.com

CASTELLI E RESIDENZE FORTIFICATE IN SALENTO

Caprarica di Tricase
Caprarica di Tricase
La penisola Salentina è stata per molto tempo nel “cuore del mondo”, al centro dell’area mediterranea è stata la porta d’ingresso per coloro che arrivavano da Est e dall’Oriente, il punto di partenza per le Crociate, un importante luogo di scambi commerciali e di transito di merci dirette in tutta Europa e in tutto il bacino del mediterraneo. Questo ha fatto di questo territorio una terra di frontiera e lo si nota  ancora adesso notando tante piccole cose: la mescolanza delle caratteristiche somatiche della sua gente, la presenza di comunità di origini diverse (come la comunità albanese e la Grecia Salentina), la particolarità della sua musica (che non è fatta solo di pizzica come spesso si crede), la stessa cucina (che ha sorprendenti similitudini con la cucina cretese) o il dialetto (molto più simile al siciliano che al barese e con parole ad esempio spagnole).
Essere terra di frontiera significava anche essere esposta a invasioni, saccheggi e guerre di conquista da parte di eserciti o bande di varia provenienza e sviluppare la necessità di costruire una serie di sistemi di difesa anche complessi: dal sistema delle torri di avvistamento alla edificazione di castelli e masserie fortificati. Tutto questo con una maggiore concentrazione sul versante adriatico, a causa delle continue minacce rappresentate dai pirati e dalla flotta turca.
Fin dai tempi dei Messapi alcune città e paesi erano dotati di cinte murarie possenti come a Vaste e a Muro Leccese, in epoca romana
Giuliano
Giuliano
 esistevano fortificazioni e presidi, in seguito e per tutto il MedioEvo si continuarono a costruire castelli in tutti i centri abitati infine anche i popoli che invadevano il Salento contribuirono, come fecero ad esempio gli Spagnoli che durante la loro occupazione ricostruirono e rafforzarono buona parte dei castelli esistenti. Alla fine i castelli persero il loro carattere militare e divennero strumenti di controllo del territorio e simboli di prestigio dell’aristocrazia e dei latifondisti.
Oggigiorno i castelli del Salento hanno subito i destini più disparati, alcuni sono residenze private, altri sono nel più completo abbandono e stanno tristemente crollando,  altri ancora sono sedi municipali o ospitano incontri e manifestazioni di vario tipo anche a carattere culturale e per fortuna sono tornati alla luce in tutto il loro splendore.
Qui di seguito l’elenco completo dei castelli e delle residenze fortificate, come si vede un gran numero di costruzioni a dimostrazione di quanta storia sia passata per questa terra.
ACAIA:
A pochi Km da Lecce con un bellissimo castello aragonese eretto da Alfonso dell’Acaya a cavallo tyra iol 1400 e il 1500 su tracce e torri preesistenti, e migliorato dal figlio Gian Giacomo nel 1521 che costruì la cinta muraria e munì il castello di baluardi e fossato.
ACQUARICA DEL CAPO:
Castello sforzesco del XV secolo.
ALESSANO:
Il Castello  con la facciata cinquecentesca fatta costruire dai Conzaga nel XVI secolo e l’adiacente residenza fortificata Palazzo Sangiovanni (1538).
ANDRANO:
Imponente castello a pianta quadrata e con un torrione circolare, il nucleo più antico era sorto nel XII sec.. Nel seicento fu interamente ristrutturato, diventando una dimora gentilizia.
ARADEO:
Residenza fortificata baronale del XVI sec., ampliata nel 1655. Le ampie sale erano suntuose con ricche decorazioni barocche.
 ARNESANO:
Palazzo marchesale costruito Dai Maresciallo nel XVII sec. ,a restaurato ed ampliato nel 1684 dal nuovo feudatario Prato.
BORGAGNE (MELENDUGNO):
Castello feudale costruito nel 1497 dal feudatario Belisario Pratarolo.
BOTRUGNO:
Residenza fortificata a pianta rettangolare eretta come palazzo marchesale dai Castriota Scanderbeg nel 1500 e restaurato nel 1725: ha la facciata percorsa da una loggia continua.
CAMPI SALENTINA:
Residenza castellana eretta dagli Enriquez nel 1627 sul preesistente castello di Maramonte, di cui restano visibili alcuni elementi sul lato est.
CANNOLE:
purtroppo rimane solo un torrione di quello che era il castello marchesale costruito dai Granafei nel XVII sec.,
CAPRARICA (TRICASE):
per quanto di piccole dimensioni questo castello feudale è di una bellezza particolare per la singolare struttura delle mura e per il loro
Tricase
Tricase
 colore giallastro dato dal materiale di costruzione: il carparo. Fu eretto nel 1524 da Antonio Renna di Tricase, ha pianta quadrata, con quattro torri cilindriche poste agli angoli.
CARPIGNANO SALENTINO:
Tracce di una cinta muraria e una residenza fortificata eretta nel XIV sec. dagli Orsini e più volte rimaneggiata
CASARANO:
La più grande residenza castellata del Salento, costruita in carparo, con la facciata che misura 120 metri. Sede feudale nel XIV sec., fu proprietà di diverse famiglie.
CASTRIGNANO DEI GRECI:
Solo pochi resti del castello feudale cinquecentesco, costruito da Nicola Gualtieri.
CASTRO:
Castello saccheggiato dai turchi nel 1480. Venne costruito su di un’antica rocca romana divenuta poi bizantina e in seguito normanna.
CAVALLINO:
Residenza fortificata dei Castromediano. Costruita tra il ‘400 e il ‘500, con 8 grandi saloni e 18 medi con ampia scala. Nel cortile una colossale statua di Chiliano di Limburgo.
COPERTINO:
Il castello di Copertino, eretto tra il 1530 e il 1540 da Evangelista Menga sui resti di una dimora medievale, presenta una struttura quadrangolare con spuntoni ai lati, pensati per far fronte agli attacchi dell’artiglieria moderna ed è arricchito da uno grandioso portale rinascimentale riccamente decorato, pensato come un arco di trionfo.
CORIGLIANO D’OTRANTO:
Castello con tipico impianto Aragonese, a pianta quadrata con torri rotonde ai quattro angoli, circondato da un largo e profondo fossato, con una superficie di circa 730 metri quadri. Statue e decorazioni barocche sono state aggiunte in seguito, tra il 1500 e il 1600.
DEPRESSA:
Il nucleo più antico del castello, trecentesco in pietrame e bolo, fu distrutto dai turchi nel 1481 e poi ricostruito nel 1548 e trasformato in masseria, con le sue due torri quadrate, il loggiato e la scala.
FELLINE (ALLISTE):
Castello costruito da Guglielmo Bonsecolo nel XII sec. al vertice nord della cinta muraria, è considerata una delle più interessanti tra le opere fortificate del Salento.
FULCIGNANO (GALATONE):
Sulla cima di una collina tra gli ulivi, i ruderi imponenti del castello di Fulcignano, le prime notizie sul casale risalgono alla meta del XII sec.
GALATONE:
Dell’ originale castello cinquecentesco dei Pignatelli-Belmonte rimangono solo alcuna finestre e un torrione quadrangolare
GALLIPOLI:
I primi furono i bizantini a costruire una fortificazione su cui costruirono gli angioini, su cui alla fine nel XVI secolo fu ricostruito il castello come lo vediamo ora col suo impianto tipicamente aragonese, con possenti torri cilindriche scarpate,  posto a difesa del porto e della cittadella edificata su un isolotto e protetta da una imponente cinta muraria.
GIULIANO (CASTRIGNANO DEL CAPO):
Un piccolo castello cinquecentesco munito di fossato, torrioni sulla facciata e un ampio arco di accesso, nonostante il suo evidente stato di abbandono è di grande fascino.
LECCE:
Castello eretto su un precedente nucleo normanno, per ordine di Carlo V (1539/48) forma trapezoidale, separato da un cortile intermedio, con quattro puntoni di diversa grandezza ai lati che lo rendevano inattaccabile. Di notevole interesse architettonico. Attualmente il castello ospita rassegne, esposizioni e festival.
LEQUILE:
Brandelli di murazioni superstiti del castello costruito da Ugo d’Enghien.
LIZZANELLO:
Castello Baronale dei locali feudatari Paldini. Risale al 1436 ma venne rimaneggiato nei secoli XVIII e XIX.
LUCUGNANO (TRICASE):
Castello di Lucugnano, con un severo torrione quadrangolare con corona merlata. Fatto costruire nel XVI secolo dai Castriota Scanderberg,
MARITTIMA (DISO):
Un palazzo baronale interamente rifatto in tempi recenti, contiguo ad un torrione quadro secentesco.
MARTANO:
Castello costruito nel XV sec., rimaneggiato più volte, con pianta quadrangolare e due torri cilindriche, una delle quali ben conservata.
MARTIGNANO:
Residenza castellana baronale dei Palmieri, risalente al XVII sec..
MATINO:
Residenza fortificata dei marchesi Del Tufo.
MELENDUGNO:
Castello quadrangolare in tufo, con coronamento a beccatelli, cortile interno e torrione cilindrico ad uno spigolo. (XV – XVI sec.)
MELPIGNANO:
Residenza fortificata in pietra leccese (1630)
MONTERONI:
Palazzo ducale (XVI), con due corpi laterali aggiunti nel 1600, fu restaurato e ingrandito da Lopez y Royo, nel 1751.
MONTESARDO (ALESSANO):
Ebbe un castello mediovale trasformato in palazzo residenziale collegato a salde fortificazioni molto più antiche.
MORCIANO DI LEUCA:
Castello di Morciano è stato costruito da Guglielmo VI di Brienne verso la prima metà del XIV secolo, su un nucleo preesistente trecentesco,  pianta quadrata con torri cilindriche agli spigoli, di cui solo  è conservata, una fu demolita per far posto ad una cappella e le altre due furono inglobate successivamente in altre costruzioni. Munito di caditoie,  feritoie e cannoniere per piccole artiglierie. Il castello era protetto da una serie di case-torre.
NARDO’:
Castello eretto da Giovanni Antonio Acquaviva nel sec. XV, con torrioni a mandorla.
NEVIANO:
Castello risalente al 1300.
NOCIGLIA:
Resti di un castello e di una torre cinquecenteschi.
OTRANTO:
Castello ricostruito da Ferdinando d’Aragona (1485-1498) a pianta quadrangolare, circondato da un ampio fossato, con tre torrioni cilindrici e un bastione a punta di lancia. , dopo che fu saccheggiato e distrutto dai turchi
PALMARIGGI:
Castello cinquecentesco.
PARABITA:
Castello cinquecentesco
PATU’:
Del castello cinquecentesco, che tanto spesso funse da rifugio alla popolazione durante le incursioni piratesche, rimangono quattro torrioni angolari uniti da un cortile semidistrutto.
PRESICCE:
Residenza fortificata, detta Palazzo Ducale Paternò, costruito intorno ad un castello normanno.
RACALE:
Castello del sec. XVI, appartenuto ai Malaspina, ai Bonsecolo, ai Tolomei, ai Beltrano ed infine ai baroni Basurto.
ROCA VECCHIA:
Ruderi della Rocca fatta costruire da Gualtieri VI di Brienne conte di Lecce, all’inizio del trecento.
RUFFANO:
Castello baronale a pianta rettangolare, costruito nel 1626, come risulta da un’iscrizione posta nell’atrio, sta nella splendida piazza del paese, sul sito di una precedente fortificazione di epoca medioevale.
SALVE:
Castello del sec. XIV che resistette nel 1480 ai Turchi e nel 1537 ai corsari algerini.
SAN CESARIO DI LECCE:
Palazzo ducale settecentesco adorno di numerose statue.
SAN DONATO DI LECCE:
Residenza baronale settecentesca.
SANARICA:
Residenza Fortificata eretta verso la fine del 1500, sulle rovine di un antico maniero del sec. XII, con poderose mura di cinta, fossato, ingresso monumentale e finestre rinascimentali.
SANTA MARIA AL BAGNO (NARDO’):
Le cosidette “Quattro colonne” costituiscono quanto rimane dei torrioni angolari di una costruzione quadrangolare cinquecentesca, detta anche “Torre Fiume”.
SCORRANO:
Palazzo ducale settecentesco dei Guarini. Conserva una notevole pinacoteca.
SPECCHIA:
Castello in tufo e un impasto di calce e voglio (terra rossa locale). Costruito nel 1400, completamente rimaneggiato nel 1500 ed ancora nel 1700.
SUPERSANO:
Castello sorto per ordine di due generali di Carlo V dopo la battaglia avvenuta ai piedi di una collina nel 1528. Qui c’era la chiesetta della Vittoria, poi andata distrutta, il cui altare fu portato nella cripta basiliana.
SURBO:
Un edificio religioso fortificato del XII secolo con aggiunte e modifiche posteriori.
TAURISANO:
Nel XVII secolo i feudatari Lopez y Royo costruirono il castello, restaurato e rinnovato nel 1770
TRICASE:
Palazzo Gallone, era un castello che racchiudeva un centro abitato, circondato da unampio fossato e con due porte con ponte levatoio, fu eretto nel secolo XIII, quando Tricase era feudo dei Pignatelli, poi passò da una famiglia all’altra: i Della Ratta, i De Balzo, i Castriota Scanderbeg, dal 1569 i Pappacodi e finalmente i Gallone nel 1588. Come sempre, furono i Turchi a distruggere quasi del tutto questa importante opera di difesa che poi fu ricostruita dai Gallone, il secolo successivo. Sulle mura si possono  ancora vedere le due fessure verticali lungo le quali scorrevano le catene del ponte levatoio.
TUGLIE:
Castello eretto dai locali feudatari nel XVII secolo ed in seguito rimaneggiato.
TUTINO (TRICASE):
Castello di Tutino (frazione di Tricase) costruito nel 1580 dal feudatario Luigi Trane, fino a pochi anni fa conservava ancora l’arredo interno costituito dalla tribuna e dal trono del principe, oggi è miseramente in rovina, ma colpisce perché conserva i suoi torrioni, il fossato e un’aspetto imponente anche se di piccole dimensioni
UGENTO:
Castello costruito a ridosso del lato nord dell’antica cinta muraria messapica, pianta irregolare con torrioni angolari, due dei quali non più esistenti.
VASTE (POGGIARDO):
Castello baronale costruito tra il XV e il XVI secolo, oggi museo archeologico.
Castello Duca Guarini (privato).
Tiggiano
Tiggiano
Tutino di Tricase
Tutino di Tricase

LE TORRI D’AVVISTAMENTO IN SALENTO, UNA STORIA “MODERNA”

28febbraio2010-052torre_serralucia-2009-057La storia del Salento è stata costellata da invasioni, conquiste, incursioni di pirati, attacchi e saccheggi; innumerevoli i popoli che sono passat su questa terra, alcuni si sono fermati e hanno fondato comunità prosperose, altri hanno dominato da conquistatori.
L’esigenza di difendere il territorio ha costretto a costruire castelli, masserie e residenze fortificate, cinte murarie e torri di avvistamento soprattutto lungo le coste, ma anche nell’entroterra.
Furono i Bizantini i primi ad erigerle per difendersi dalle invasione dei Longobardi, tra quelle ancora visibili, le più antiche sono romane, ma furono gli Spagnoli, soprattutto nell’epoca di Carlo V nella seconda metà del ‘500 che studiarono e realizzarono un progetto complessivo di avvistamento e difesa costiera quando i mussulmani divennero una seria minaccia.
Il sistema studiato prevedeva una serie di torri in modo che da ognuna si vedesse la successiva, l’allarme veniva propagato attraverso segnali di allarme sonori come il corno e le campane, o segnali di allarme visivi come il fumo (di giorno) o il fuoco (di notte), in modo che ogni torre allertasse la successiva .
Il costo di tale operazione divenne così grande che le autorità spagnole studiarono uno stratagemma e diffusero un “bando”: chi accettava di erigere una torre costiera avrebbe poi ricevuto il titolo di “capitano di torre“.
Il titolo dava spesso diritto alla riscossione di dazi ed imposte e chi non avesse pagato tali dazi, non avrebbe avuto diritto alla difesa e al riparo in caso di attacco.
Ecco che allora, secondo uno meccanismo molto attuale, alcuni si prendevano l’impegno di costruire le torri senza averne realmente le capacità economiche e i trucchi utilizzati erano molti; ad esempio il capomastro che firmava il contratto per la costruzione, utilizzava acqua marina per impastare la malta invece dell’acqua dolce o pietre poco idonee alla costruzione solo perché facilmente reperibili, questo determinava una rapida erosione delle mura e la perdita di gran parte di questi monumenti. Pare che Torre Mozza di Ugento fu chiamata così perché crollò più volte e sempre subito dopo la fine dei lavori di costruzione.
La maggior parte delle torri servivano allo scopo di avvistare le navi nemiche, solo poche a nord di Gallipoli hanno dimensioni maggiori perché utilizzate come sede di comando e per stipare merci e uomini.
Sono generalmente a pianta quadrata o circolare, con il basamento scarpato e dotate di feritoie per gli archibugi e caditoie; al piano terra una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana dal terrazzo, su di essa gli ambienti abitabili, mentre sulla terrazza superiore si poteva salire attraverso una scala spesso ricavata all’interno delle mura della torre.
Alcune delle torri sono oggigiorno solo ruderi irriconoscibili, se ne contano poco più di 50, molte delle quali in stato di completo abbandono, però ancora oggi sono punti di riferimento per i naviganti e fanno parte dell’identità dei luoghi.
Di seguito l’elenco
LECCE
Torre Specchiolla
Torre Rinalda
Torre Chianca
Torre Veneri
Torre San Cataldo

VERNOLE
Torre Specchia Ruggeri

MELENDUGNO
Torre San Foca
Torre Roca Vecchia
Torre dell’Orso
Torre Sant’Andrea

OTRANTO
Torre Fiumicelli
Torre Santo Stefano
Torre del Serpe
Torre dell’Orte
Torre Palascia
Torre Sant’Emiliano
Torre Badisco

SANTA CESAREA TERME
Torre Minervino
Torre Specchia di Guardia
Torre Santa Cesarea
Torre Miggiano

CASTRO
Torre Dso

DISO
Torre Capo Lupo

ANDRANO
Torre Andrano

TRICASE
Torre del Sasso
Torre di Porto Tricase
Torre Palane

TIGGIANO
Torre Nasparo

CORSANO
Torre Specchia Grande
Torre del Riccio

GAGLIANO DEL CAPO
Torre di Porto Novaglie
Torre Montelungo

CASTRIGNANO DEL CAPO
Torre Santa Maria di Leuca
Torre dell’Omo Morto
Torre Marchiello

PATU’
Torre San Gregotio

MORCIANO DI LEUCA
Torre Vado

SALVE
Torre Pali

UGENTO
Torre Mozza
Torre San Giovanni

ALLISTE
Torre Sinforo

RACALE
Torre Suda

GALLIPOLI
Torre del Pizzo
Torre San Giovanni la Pedata
Torre Sabea
Torre dell’Alto Lido

NARDO’
Torre del Fiume di Galatena (o delle 4 colonne)
Torre Santa Caterina
Torre Santa Maria dell’Alto
Torre Uluzzo
Torre dell’Inserraglio
Torre Sant’Isidoro
Torre Squillace

PORTO CESAREO
Torre Cesarea
Torre Chianca
Torre Lapillo
Torre Castiglione      

Salento in festa: LA FESTA DEI LAMPIONI A CALIMERA


lampioni-010Questa festa ha origini antichissime ed era legata ai festeggiamenti del solstizio d’estate; come la maggior parte dei riti pagani è stata riassorbita , rivista in chiave religiosa ed è diventata Festa di San Luigi.
Era in origine una gara molto competitiva tra le vie dove i ragazzi in gran segreto costruivano fantastiche figure utilizzando materiale povero: canne, carta, filo e farina per fare la colla e illuminandole con le candele, il tutto in gran segreto. La vittoria era assegnata dal grado di stupore espresso dai visitatori e alla fine della festa i lampioni venivano ammucchiati in un grande falò purificatore.
Ancora oggi i lampioni vengono costruiti con gli stessi materiali, anche se illuminati da lampadine, e appesi sui vicoli del centro creando atmosfere fiabesche di grande effetto.
Tutto è accompagnato da musica, stand gastronomici e bancarelle di artigiani, il 20 e 21 giugno.
E’ questa la manifestazione che apre le feste e gli eventi estivi  che animano la Grecia Salentina e che avranno la conclusione con il concertone della Notte della Taranta a Melpignano.
lampioni-001
lampioni-060

lampioni-007




lampioni-003
    

lampioni-067



lampioni-019
       

Vacanze in Salento: LECCE A TESTA ALTA

Tutti sanno quanto Lecce sia bella, il suo barocco, i suoi monumenti, la movida e lo shopping, una città a misura di turista. Ma ci sono altri punti di vista da cui si possono osservare le città e questa in modo particolare: provate a perdervi nei vicoli del centro storico e camminate a testa in su.
Piccoli particolari, scorci di vita quotidiana, il cielo turchese che contrasta con il bianco della pietra leccese, con il caldo colore del carparo e il grigio dei tufi antichi saranno come una poesia da leggere in silenzio.
Proposto da La Meta Salento
lecce23lecce19            
cell 084cell 090                                           
lecce10lecce7                         
lecce22lecce4   

TRADIZIONI DEL MAGGIO IN SALENTO

ultime 004E’ uso nei paesi del basso Salento, durante il mese di maggio, portare la statua della Madonna in giro per i quartieri. E’ una vera competizione tra gli abitanti delle diverse vie, vengono allestiti e addobbati androni o garage, decorati con fiori, stoffe e oggetti; la statua della Madonna rimane esposta per circa 4 giorni e la stanza resta aperta a disposizione di chiunque voglia o per riunirsi a recitare il rosario.
Per chi come me proviene da altre zone d’Italia dove non vi è questa usanza, è sorprendente e curioso passare per queste vie adorne di fiori e bandierine svolazzanti appesi ai muri e ai pali della luce, vedere come e quanto sia sentita e partecipata questa usanza così antica.
Quando arriva il giorno prefissato, un corteo vero e proprio preleva la statua e tra canti e litanie viene trasportata in un altro rione.  

TRICASE COMIX 2011

In occasione del Tricase Comix 2011 La Meta ha pensato di rendere un utile servizio a partecipanti e  spettatori, offrendo ospitalità a un prezzo davvero accessibile per tutti:
- sistemazione in appartamento a pochi passi da Palazzo Gallone (sede della manifestazione), posti letto per 3 o 4 persone, euro 70 a notte
- sistemazione in comode camere con cucina in comune, sempre a pochi passi da Palazzo Gallone (sede della manifestazione): euro 18 per persona a notte

soggiorno minimo 2 notti
tel/fax  0833545415
cell.    340671920
mail   info@lameta.net
 
imagesLa manifestazione giunta alla sua terza edizione propone un concorso a fumetti dal titolo “Hai un amico in me” e il 1° premio per la categoria senior sarà la frequenza gratuita di un anno accademico presso la Scuola Internazionale di Comics con sede a Pescara.
Le nuove sezioni di concorso bandite quest’anno sono due: cortometraggi animati a tema libero e miniature e diorami.
Nella bella Sala degli Stucchi di Palazzo Gallone troverà posto l’area espositiva con una sezione interamente dedicata ai games e non mancheranno naturalmente workshop, concerti e spettacoli.

CONCORSO MUSICALE NAZIONALE “PREMIO BERNSTEIN”


Bernstein2 La II Edizione del Concorso Musicale Nazionale “Premio Bernstein”, si terrà a Tricase dal 14 maggio al 5 giugno 2011 nelle sale del Palazzo Gallone.
Oltre al Concorso un cartellone fitto di avvenimenti: le Master Classes, esibizioni di virtuosi del calibro di Francesco Libetta, Juan M. Jimenez e Daniel Verdesca, il concerto del Duo Italis, e una tavola rotonda sui 150 anni della musica italiana, da Verdi ai giorni nostri.
Il Bernstein Music Festival si collega al Miami International Piano Festival nell’ottica di una politica che vuole investire sulla musica di qualità e sulla crescita culturale dei giovani,. rappresentando sia una vetrina di rilievo per il territorio, che un prestigioso palcoscenico per i giovani talenti. 
 

La Meta ha pensato di rendere un utile servizio a partecipanti e spettatori, offrendo ospitalità a un prezzo davvero accessibile a tutti:
-    sistemazione in appartamento a pochi passi da Palazzo Gallone (sede del Concorso), posti letto per 3 o 4 persone, euro 70 a notte
-    sistemazione in comode camere con cucina in comune, sempre a pochi passi da Palazzo Gallone (sede del Concorso): euro 18 per persona a notte 
soggiorno minimo 2 notti

tel/fax  0833545415
cell.    340671920
mail   info@lameta.net

TRICASE

 acquaviva 030
All’estremità della penisola Salentina a 45 Km da Lecce,  16 da Santa Maria di Leuca, 24 da Otranto.
Un importante centro nel cuore del basso Salento, un prezioso centro storico a 4 Km dal mare.
Chi soggiorna in Salento inevitabilmente passerà di qui, ci sono negozi, ristoranti, enoteche, servizi, mercatini, eventi culturali non solo in estate, uno dei mercati settimanali più grandi della zona,un centro storico delizioso che merita una visita e a Natale un presepe vivente ormai famoso in tutta Europa.
Il Salento è una zona ricca di testimonianze di insediamenti umani sin dalle epoche preistoriche, nell’area di Tricase sicuramente sono andati sviluppandosi una serie di casali e piccoli nuclei abitati  e si ritiene che tra il X e l’ XI secolo, dall’unione di alcuni di essi, sia nato il centro originario che è poi diventato il paese attuale.
Sicuramente l’incremento demografico e il bisogno di unire le forze contro le invasioni e i saccheggi, hanno favorito questo processo.
Le prime note storiche documentate si hanno a partire dalla fine del 1200, una serie di importanti famiglie di feudatari sfruttavano e governavano la zona ma quella che fu più incisiva sul territorio fu la famiglia dei Gallone, Baroni di Tricase.
Mura e fortificazioni sono documentate dal XV secolo in poi.
Il centro storico Tricasino è ricco, ma sono notevoli anche le frazioni come Caprarica e Tutino con i loro bellissimi castelli, o Lucugnano dove nacque Girolamo Comi, anche qui un castello e alcuni palazzi padronali notevoli, o Depressa col suo piccolo delizioso centro storico e il Palazzo dei Winspeare.
E poi l’abazia del Mito, la Chiesa dei Diavoli e il porto nella piccola ma frequentata località di mare a 4 Km dal centro, un tempo con molte barche di pescatori, ora con più barche da diporto.
acquaviva 037
Sono da vedere:
Piazza Pisanelli nel centro storico è un piccolo gioiello; con la Chiesa di San Domenico e la Chiesa della Natività della Beata Maria Vergine che si fronteggiano, Palazzo Gallone (il castello), la torre Piccola, la torre Grande e il Palazzo dei Secondogeniti. E’ il cuore della vita cittadina sia di giorno che di sera, il salotto dove ci si ritrova e dove vengono organizzate diverse manifestazioni culturali.
Piazza Cappuccini: una grande piazza moderna su cui si affaccia il complesso monumentale dei Padri Cappuccini, con la Chiesa di Sant’Antonio. Il convento e il vecchio cimitero  furono originariamente costruiti fuori dall’abitato, , ma ora si ritrovano nel centro della città, il convento venne completato nel 1588 e sembra una costruzione fortificata.
All’interno della Chiesa i recenti restauri hanno riportato alla luce gli affreschi della volta del presbiterio, e ridato bellezza al bell’altare ligneo intarsiato del cinquecento, con alcune pregevoli tele.
acquaviva 034
Piazza dell’Abate, alle spalle della chiesa di San Domenico, dove un tempo si teneva il mercato della verdura.
Piazza del Popolo: detta  ”u trave” (dal francese travailler – lavoratore) perché qui gli uomini di fatica si riunivano la sera in attesa di essere ingaggiati dai proprietari terrieri per il giorno dopo.
Palazzo Gallone in piazza Pisanelli: la residenza signorile passò di famiglia in famiglia e venne modificata nel corso del tempo, ampliata includendo le fortificazioni preesistenti e diventando un castello vero e proprio con torri di protezione, fino a che Stefano Gallone, nominato Principe di Tricase nel 1651, adeguò la residenza al nuovo prestigio utilizzando i massi della cinta muraria esistente e realizzando il fronte del nuovo palazzo: l’aspetto austero venne ingentilito dalle decorazioni del portale, da una  loggia e dalla balaustra che unisce il palazzo alla torre. E’ composto da un’ala “baronale” che risale alla fine del XVII secolo; un’ala principesca costruita fra il 1657 e il 1661; la Turris Magna primi anni del ‘ 400; la Torre piccola del 1532 e la porta grande o Porta Teraa che collega il Castello alla chiesa matrice e utilizzata dai castellani per accedere direttamente in chiesa. Si dice che Stefano Gallone fece costruire tante stanze quanti sono i giorni dell’anno e la più imponente è sicuramente la cosiddetta “Sala del trono” (280 metri quadrati).
La Turris Magna o Torre Orsiniana fatta costruire da Raimondello del balzo Orsini, era la più grande di una serie di tredici torri che difendevano il territorio di Tricase. Al suo interno sulle pareti delle prigioni sono stati scoperti dei graffiti datati intorno al XVI secolo che rappresentano alcune navi e si pensa siano opera di qualche saraceno fatto prigioniero durante le scorrerie dei Turchi nel periodo del sacco di Otranto.
La Chiesa di San Michele Arcangelo: anno di costruzione 1624, è ritenuta una delle “sette perle” dell’architettura leccese. All’interno della Chiesa  un antichissimo organo ed alcune tele di valore
Ma a Tricase quello che non si può proprio perdere è un passegiata per i vicoli con lo sguardo attento ai particolari, perchè gli androni delle case antiche, i poggioli di alcune case, la prospettiva di alcune strette vie medievali o anche solo una sosta a un tavolino di un bar, sono piccoli piaceri di cui non si ha mai abbastanza

by La Meta: case Vacanze e b&b nel Parco del Salento

A Tricase: la Chiesa della Madonna di Costantinopoli

Chiesa-dei-Diavoli





Percorrendo la vecchia via che da Tricase portava al porto, si incontra una singolare costruzione: è la Chiesa della Madonna di Costantinopoli, detta anche  Chiesa “Nova” o Chiesa dei Diavoli, perché racconta la leggenda che il diavolo l’abbia edificata in una notte a seguito di una scommessa.
Venne costruita nel 1685, come riportato sulla porta d’ingresso a cura della Famiglia Jacopo Francesco Arborio Gattinara, Marchese di San Martino.
Il piccolo edificio ha la caratteristica di essere ottagonale e di avere originariamente al suo interno 5 altari, fu edificata in aperta campagna, secondo alcuni per soddisfare l’esigenza dei contadini che lavoravano quotidianamente lontano dal centro cittadino e dagli altri luoghi di culto, secondo altri quella posizione stava ad indicare a coloro che arrivavano dal mare che la Vergine era la protettirice di Tricase.
Comunque sia, la Chiesa ebbe una certa importanza fino alla fine dell’800, quando a causa del pessimo stato di conservazione venne sconsacrata, poi rimase murata e abbandonata per molti decenni e in seguito acquistata e ristrutturata dal Comune. Ora è l’affascinante cornice di rari eventi culturali, ascoltare musica al suo interno è senza dubbio emozionante.

by La Meta: case Vacanze e b&b nel Parco del Salento

TUTINO

Tutino è una piccola frazione del comune di Tricase, la sua importanza storica è notevole in quanto sta al centro di un territorio ricco di acqua dolce sorgiva poco profonda ed è stato di conseguenza vissuto fin dalla notte dei tempi
Sono numerosi i reperti di epoca romana trovati attorno all’attuale nicchia della Madonna di Leuca, sull’altura dove è costruita la Cappella della Madonna della Pietà, dove sono visibili tombe di epoca medievale scavate nella roccia .
La prima documentazione del Casale di Tutino risale al 1275 quando re Carlo D’Angiò confermò  i feudi posseduti dal padre a Guglielmo Pisanello suo erede, che faceva parte di un’antica e nobile famiglia normanna.
Fino al 1480 Tutino era compresa nella Contea di Alessano, ma a causa di alterne vicende il feudo finì nelle mani di Luigi Trane, dono di Andrea Gonzaga nel 1573.
I Trane costruirono e ampliarono il bel castello che ancora domina la piazza, ma circa un secolo dopo  Luigi Trane vendette il feudo a Stefano Gallone allora principe di Tricase.
nuove1 100Castello Baronale dei Trane
Le mura, alte dai 6 ai 7 metri e spesse un metro e mezzo circa, assieme al fossato sono più antiche del castello che venne edificato alla fine del 1500 da Don Luigi Trane, come recita un’epigrafe posta sulla facciata, utilizzando carparo giallo e pietra leccese. Sulle finestre,  sono ancora leggibili alcune massime incise . Ben nove torri rafforzavano il sistema difensivo, anche se ora ne rimangono solo 5.
Purtroppo il castello è di proprietà privata e in stato di abbandono

Chiese e cappelle religiose
La Chiesa della Madonna delle Grazie, il cui soffitto è stato rifatto verso la fine del ‘600. All’interno gli altari più interessanti sono quelli  delle due cappelle laterali.
La Cappella di San Gaetano di Thiene o della Congrega, costruita quasi interamente con pietre e fango. Nel 1628 era dedicata a San Nicola, successivamente divenne sede della Confraternita della Santissima Immacolata . L’altare di San Gaetano, sulla destra dell’ingresso principale,  porta incisa la data del 1657.
La Cappella della Madonna della Pietà, costruita nel 1670.
Infine una curiosità:    c’è quanto resta di un’antichissimo  menhir, che un tempo era fuori dal centro abitato in una zona di giardini e grotte, ma che ora è nel centro del paese, è detto “la Colonna di Santu Linardu” perché vi era un’antica cappella dedicata a San Leonardo, ora scomparsa.
Si dice che quell’area fosse magica e che proprio lì vivesse una strega (macara) che venne scomunicata perché scoperta mentre preparava un sortilegio, ma il suo influsso, non proprio malefico, rimase e fino a che ci furono cavalli e asini nella zona, era d’uso portarli a girare attorno alla colonna per guarirli quando soffrivano di mal di pancia.

by La Meta: case Vacanze e b&b nel Parco del Salento

Centri storici del Salento: CASTRIGNANO DEL CAPO

castrignano 003




Si ritiene che nel X secolo i Saraceni distruggessero l’importante città di Vereto e una parte dei suoi abitanti si rifugiasse presso una vicina fortezza stabilendovisi, nacque così Castrignano del Capo  (dal latino “Castrum” fortezza, l’aggiunta “del Capo” serve a distinguerlo da Castrignano dei Greci).
Borgo terra  è il cuore dell’antico centro di Castrignano del Capo, il primo nucleo abitativo rurale del paese nato all’epoca della nobile famiglia dei Fersini, un piccolo dedalo di stretti vicoli su cui si aprono le tradizionali case a corte, con numerosi ipogei (granai e frantoi).
La Chiesa Madre è dedicata a San Michele Arcangelo, venne costruita tra il  1743 e il 1751, sulle rovine di una precedente chiesa distrutta da un potente terremoto, utilizzando il “carparo”, un duro calcare sabbioso,  molto resistente alle intemperie.
Il portone principale è riccamente lavorato con bassorilievi,  stemmi che ricordano la vecchia chiesa, e una statua in pietra di San Michele, all’interno sei altari laterali e numerosi dipinti su tela.
Alla statua in legno di S. Michele Arcangelo, del 1707 eseguita da Nicola Fumo, allora noto scultore napoletano, vengono attribuiti poteri soprannaturali: racconta la leggenda che nel 1867 una spaventosa epidemia di colera venne debellata grazie all’intervento della statua.
Notevole è anche l’organo, costruito da Sebastiano Kircher nella metà del 1700, formato da una cassa a tre campane, 25 canne e due mantici posteriori.
Numerose e importanti sono le frazioni del Comune di Castrignano del Capo:
Santa Maria di Leuca
Salignano, separata solo da un breve viale alberato, dove c’è una particolare Torre di difesadel 1550, circolare, con dieci piombatoi e cinque cannoniere.
Giuliano, un vero “gioiello” di storia, con il suo castello del ‘500, un antico menhir, la Chiesa di San Giovanni Crisostomo, ma soprattutto i vicoli con i bei palazzi medievali e un fascino unico.
Alla periferia del paese la Chiesa di San Pietro, costruita con i massi provenienti dall’antica città messapica di Vereto, officiata dai monaci Basiliani o Benedettini. edificata per ricordare il passaggio di San Pietro in queste terre.

by La Meta: case Vacanze e b&b nel Parco del Salento

MERAVIGLIE DEL SALENTO: la Chiesa di Santa Caterina di Alessandria a Galatina

Santa-Caterina-017
    per soggiornare in Salento

E’ probabilmente il gioiello più prezioso del ricco Salento, una Basilica in stile Romanico, edificata nel corso del XIV secolo, completamente ricoperta di affreschi in diversi strati sovrapposti.
Gli affreschi fatti nel corso del 1400 sono “giotteschi” e al visitatore salta subito agli occhi l’assonanza con la Cappella degli Scrovegni a Padova.
Una meraviglia che da sola merita una visita in Salento, riportata in vita da pochi anni grazie a un lungo e attento lavoro di restauro.

La navata centrale è suddivisa in quattro campate, separate da archi e si ritiene che gli affreschi siano stati eseguiti nell’arco di tempo che va dal 1416 al 1443.
Entrando dall’ingresso principale ci si trova sotto la volta della prima campata il cui tema è l’Apocalisse, il ciclo più Santa-Caterina-064vasto di tutta la chiesa: l’ultimo libro della Bibbia è raccontato in modo vivo, diavoli, mostri, draghi e angeli, attirano l’osservatore e lo catturano.
Si attraversa l’arco dei Francescani e si è sotto la seconda campata, tema la Genesi, il primo libro della Bibbia e quindi la creazione del mondo e di tutti gli esseri viventi.
Si prosegue sotto la terza campata, qui sulle pareti laterali la vita di Gesù è raccontata secondo il Vangelo di Luca, mi colpisce in modo particolare la descrizione della strage degli innocenti, dove l’orrore domina senza alcun segno di pietà, solo un vecchio si copre gli occhi per non vedere. Sulla volta la rappresentazione dei Cori Angelici illumina con il suo colore questa parte della chiesa, è luce pura.
Sotto questa volta si trovava un pregevole coro di legno finemente intagliato che ora è in fase di restauro.
Quarta e ultima campata con la storia di Santa Caterina, siamo nel presbiterio con al centro l’altare maggiore e il sarcofago di Raimondello Orsini del Balzo.
In fondo l’Abside in stile Gotico aggiunto nel 1460 per contenere il monumento funerario di Giovanni Antonio Orsini del Balzo, figlio di Raimondello, è una struttuta a pianta ottagonale con cinque enormi finestre che illuminano l’intera chiesa.
Santa-Caterina-059
Ai due lati della navata centrale corrono due corridoi, pensati probabilmente per conferire stabilità all’edificio, sulle cui pareti sono rappresentati Santi e immagini sacre.
Infine le due navate laterali: quella di destra con l’altare di San Francesco d’Assisi e il cenotafio di Maria d’Enghen, sulla volta la storia di Maria secondo il racconto dei Vangeli apocrifi.
Quella di sinistra contiene un presepe del 500 in pietra policroma, sulle pareti sono evidenti alcuni affreschi affiorati e i diversi strati pittorici eseguiti nel corso del tempo, immagini di santi e una volta decorata con un ricamo geometrico monocolore mostrando un deciso gusto barocco cinquecentesco.
Da notare in sacrestia la decorazione geometrica che orna il soffitto a botte, quasi un tappeto.

by La Meta: Vacanze nel Parco del Salento
Santa-Caterina-065

STORIA DEL SALENTO: la costruzione della Basilica di Santa Caterina a Galatina

trova la tua casa in Salento
Santa Caterina incisioneSiamo nel XIV secolo, Galatina faceva parte della contea di Soleto il cui signore era allora Ugo del Balzo.
Data la mancanza di eredi diretti, la contea venne assegnata a Nicolò Orsini, marito di Maria del Balzo, il loro figlio Raimondo, detto Raimondello, aggiunse al proprio cognome quello della madre e la famiglia divenne così Del Balzo Orsini.
Ed ecco i protagonisti della nostra storia:
Raimondello Orsini Del Balzo, Giovanni Antonio Orsini Del balzo, suo figlio, e le nobilissime rispettive consorti: Maria D’Enghen e Anna Colonna.
E’ interessante sapere che gli Orsini erano un’antica e nota famiglia romana, uno dei suoi componenti fu un papa noto per essere avido di ricchezze e nepotista, tanto che Dante nella sua Divina Commedia lo mise all’inferno:
…”sappi ch’io fui vestito
del gran manto;
e veramente fui figliuol
dell’orsa,
cupido sì per avanzar gli orsetti
che su l’avere,
e qui mi misi in borsa
.” INFERNO XIX 67-70
Torniamo a Raimondello, egli fu avventuriero, crociato e uomo d’armi che pare unisse in se il senso della pietà con la rapina e il saccheggio, come era uso in quei tempi. Egli sposò Maria D’Enghen, contessa di Lecce, erede dei Brienne e principessa di Taranto.
Maria, quando rimase vedova nel 1406, sposò in seconde nozze il re di Napoli Ladislao di Durazzo e divenne perciò anche regina di Napoli, Ungheria e Gerusalemme.
Quando rimase nuovamente vedova nel 1417, tornò in Salento per governare accanto al figlio Giovanni Antonio la contea di Soleto; è ricordata come un’amministratrice attenta e capace e una mecenate delle arti.
Il figlio Giovanni Antonio che erditò da lei il titolo di principe di Taranto, fu un buon politico, ampliò i suoi possedimenti e imparò dalla madre la passione per le arti. Sposò Anna Colonna, nipote del papa Martino V.
Il culto di Santa Caterina deriva dalla cultura bizzantina, approdò a Galatina a seguito delle crociate legato direttamente a Raimondello Orsini del Balzo come è riportato nella “Cronica dei minori osservanti riformati”, un testo scritto nel 1724 da padre Bonaventura da Lama, che racconta come Raimondello, mentre era crociato in Terra Santa, andasse fino al Monte Sinai dove c’era il monastero dedicato a Santa Caterina, si inginocchiasse accanto al corpo esposto sulla tomba della santa e fingendo di pregare, ne staccasse a morsi un dito e lo nascondesse dietro l’orecchio, coperto dai lunghi capelli.
Era costume comune in quei tempi il traffico delle sacre reliquie, capitava così che di uno stesso santo esistessero in circolazione più lingue o 4 mani o che interi cadaveri venissero trafugati come fu per esempio per San Marco a Venezia o per San Nicola a Bari.
Comunque la reliquia vera o falsa che fosse, venne inserita in un prezioso reliquiario finemente lavorato, ora esposto nel Museo della Basilica; papa Urbano V, già arcivescovo di Bari, autorizzò Raimondello a costruire la Chiesa con l’annesso Convento e l’Ospedale.
Alla morte di Raimondello fù il figlio Giovanni Antonio che portò a termine i lavori e che si occupò della biblioteca dotandola di una serie di pregevoli codici finemente realizzati.

by La Meta: Vacanze nel Parco del Salento 

CENTRI STORICI DEL SALENTO: MAGLIE

piazza del municipio    trova la tua casa vacanza in Salento
Cittadina natale di Aldo Moro.
Molto interessante il centro storico, notevole prima di tutto è il Duomo, una costruzione barocca del XVIII secolo, edificato in onore di San Nicola, patrono della cittadina e festeggiato il 9 maggio.
Il Duomo è a 3 navate, a forma di croce latina, con la facciata a linea curva e un interno ricco e imponente con altari decorati e impreziositi da dipinti realizzati da pittori locali e napoletani di fama.
Notevole il coro ligneo del 700 che occupa il presbiterio.
Il campanile del Duomo è considerato uno dei più belli della provincia e somiglia a quello del Duomo di Lecce.
Poco lontano la Chiesa della Madonna delle Grazie e di fronte la colonna votiva con la statua in cima.
Da vedere ancora la Chiesa dell’Addolorata con una statua della Madonna molto famosa e venerata e infine la chiesa della Madonna della Scala con interessantissimi dipinti.
Vale la visita il museo di Paleontologia e Paletnologia dove sono esposti molti dei reperti rinvenuti nelle grotte dove si erano stabiliti i primi insediamenti umani in epoca paleolitica del basso Salento.
Infine merita una visita l’ex conceria Lamarque che dopo un ottimo retauro permette di vedere le vasche, gli sgocciolatoi e tutte le strutture in cui avveniva la concia che per lungo tempo fu una delle attività per cui il Salento era famoso (grazie anche alla presenza delle querce vallonee e al loro utilizzo proprio in questa attività).
Una interessante occasione per visitare Maglie è offerta nei primi giorni di agosto, quando il Comune e l’associazione slow food di Puglia organizzano il “Mercatino del Gusto”, 3 giorni di presentazione e degustazione dei più notevoli prodotti del Salento che si snoda attraverso i vicoli e le piazze del centro storico.

by La Meta: Vacanze nel Parco del Salento 

LEGGENDE DAL SALENTO: La Nascita di Gallipoli

trova la tua casa in Salento
C’era un tempo un principe greco che per tutta la sua vita aveva viussuto da uomo d’armi, aveva combattuto e conquistato terre, aveva corso pericoli e versato molto sangue per tutta la Grecia e l’Asia Minore.
il coraggio e l'esplorazione
Alla fine, senza famiglia e senza amici, decise di lasciare la sua terra e per cercare un luogo tranquillo dove finire in pace la sua vita.
Navigò a lungo e dopo mille peripezie arrivò sulla costa del Salento dove aveva casa la fanciulla più bella che avesse mai visto e subito i due si innamorarono perdutamente.
Però, c’è sempre un però, il principe eveva scatenato in passato l’ira di Venere, dea potente che lo accusava di avere inutilmente trucidato troppi giovani e fanciulle inermi durante le sue conquiste e aveva giurato di vendicare il giovane sangue versato alla prima occasione, ed ecco che l’occasione arrivò.
Ogni volta che i due innamorati cercavano di incontrarsi calava una nebbia così fitta che faceva scomparire la bella giovane e se poi tentavano di abbracciarsi, un potente vento di libeccio impediva di avvicinarsi.
Col passare del tempo la pena per questa situazione divenne così grande che la fanciulla ne morì e la disperazione del principe fu enorme; decise di allontanarsi da quella spiaggia maledetta e di portare il corpo della sua bella in un luogo meno sfortunato e di attendere la morte accanto a lei.
Quando andò a prenderla per partire la trovò ancora più bella e affascinante di come la ricordava, con la morte nel cuore la portò in barca e partì, ma appena usciti al largo una corrente potentissima gli impedì di manovrare la barca e lo trascinò via verso un’isola circondata da una corona di isolotti poco lontana da lì.
Ogni sforzo per uscire dalla corrente fu vano e alla fine, stremato dalla fatica, cedette e approdò sull’isola.
Fu un bene perchè quell’isola battuta dai venti era bellissima, qui lui edificò un monumento per la sua innamorata e fondò una città a lei dedicata, la chiamò città bella e continuò ad amare la fanciulla per il resto della sua vita.
Quella città sorta sull’isola era Gallipoli.

by La Meta: Vacanze nel Parco del Salento

gallipoli

MONUMENTI IN SALENTO: La Fontana Monumentale a Gallipoli

fontana monumentale gallipoli         Per trovare la tua casa in Salento clicca qui

Per secoli è stata l’unica fonte di acqua dolce per la popolazione del vecchio borgo di Gallipoli.
La sua costruzione è di datazione incerta: secondo alcuni studiosi risale al III secolo a.C., durante il passaggio tra l’età Greca e quella Romana, secondo altri è di molto successiva, in ogni caso è la più grande fontana monumentale d’Italia, ci accoglie all’entrata dell’isola su cui sorge il borgo antico e merita uno sguardo attento.
Pare sia stata costruita in un altro luogo, una località detta “fontanelle” dove c’erano costruite le terme romane e si ritiene anche un complesso di servizi vari che la circondava.
Successivamente, nel 1560, sarebbe stata smontata e posizionata lì dove la vediamo ora.
Sono molto interessanti i decori e gli altorilievi che la ornano, si vede lo stemma civico con il gallo che è il simbolo della città e si vede poi lo stemma degli Asburgo, dato che nel 1560 regnava Filippo IV, re di Spagna e di Napoli.
Sopra le vasche poi in 3 grandi riquadri sono rappresentate le metamorfosi di Dirce, Sàlmace e Biblica.
La prima a sinistra è Dirdice, rappresentata distesa accanto a due tori e con sopra il dio Bacco che trasformò la principessa in una fonte. Sopra la testa di Bacco, un epigramma invita a non cedere alla gelosia: “Temi la gelosia tu che bevi al tumulto di questa mia linfa refrigerante”.
Dirdice era la consorte di Lico il re di Tebe, questa, in preda alla gelosia, oltraggiò la nipote Antiope, madre di Anficone e Zeto, i quali vendicarono la madre legando Dirce alle corna di un toro infuriato, provocandone così la morte. Dirce però, venne trasformata in una fontana di pietra dalla pietà del dio Bacco.
Al centro vediamo Sàlmace ed Ermafrodito distesi e avvolti il un legaccio teso loro da Venere che compare con Cupido affianco. Anche qui un epigramma e il messaggio invita a prestare attenzione alla seduzione che ammorbidisce lo spirito e toglie il coraggio.
La ninfa najade Sàlmace, invocò gli dei per potersi unire in un sol corpo con Ermafrodito, figlio di Venere e di Ermes. Venere esaudisce il desiderio, lega i due amanti con una catena e li trasforma: dalle loro membra zampilla acqua. Nella rappresentazione Cupido sta per scagliare le sue frecce sui due giovani corpi.
Nel terzo riquadro a destra troviamo Biblide raffigurata distesa, la sua colpa fu di innamorarsi di suo fratello Cauno, che spaventato dalla sorella fuggì nel bosco. Qui lo raggiunse Biblide che dopo aver ricevuto rifiuti e aspri rimproveri, pianse a dirotto fino a consumarsi in lacrime. Gli dei impietositi la trasformarono in fontana di pietra. La scritta questa volta dice così: “…..Un amore infelice ti riserva la pena del mio antico castigo…”
Infine abbiamo Ercole mentre combatte contro il leone Nemeo e contro l’idra di Lerna, come rappresentazione della forza che riesce a dominare tutte le passioni più violente solo quando è libera dalla voluttà della carne.

by La Meta: Vacanze nel Parco del Salento 
fontana-ellenistica-gallipoli-1

CENTRI STORICI DEL SALENTO: Gallipoli e il Borgo Antico

La storia di Gallipoli racconta lo sviluppo di una città ricca, vivace e importante, è bello perdersi per i vicoli e osservare i piccoli particolari: qui una loggia, lì una decorazione,  una piazzetta silenziosa o una frequentata via di botteghe artigiane, c’è da vedere tantissimo per un turista attento e curioso.
Facciamo un elenco dei principali monumenti:
arrivando dalla terraferma verso l’isola incontriamo prima di tutto:
la Fontana monumentale,
la Cappella di Santa Cristina - la Chiesa dei pescatori
la Chiesa del Canneto – si dice sia stata costruita sopra un grande canneto dove venne rinvenuto un quadro della madonna. Edificata nel XII secolo, è stata modificata più volte, da notare il soffitto ligneo della navata centrale, la statua di San Nicola, una statua lignea che rappresenta la Visitazione di Maria e l’organo del 700.
A questo punto si attraversa il ponte (costruito nel 1600 e rimaneggiato più volte fino all’inizio del 1900)  e si entra nell’isola:
Il castello - il corpo centrale è un quadrilatero cui successivamente sono stati aggiunti tre grandi torrioni angolari circolari, uno pentagonale (il rivellino), il fossato/canale scavato attorno e il vecchio porto oramai interrato.
Se ne occupò l’architetto leccese Giangiacomo dell’Acaya, basandosi sugli studi di un noto architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini, il risultato era davvero imponente.
La Chiesa del Carmine – all’interno spostando un pannello di legno è venuto alla luce un dipinto a olio sulla parete della fine del 500, raffigura una “Pietà” ufficialmente attribuita a Gerolamo Imparato, ma secondo la leggenda eseguito invece da un suo allievo di grande bravura chiamato Pescatore. Parte da qui l’importante processione dell’Addolorata che si svolge il venerdì antecedente la domenica delle palme.
Il Palazzo del Seminario – un edificio imponente con tre ordini di finestre costruito alla metà nel 1700.
La Torre dell’orologio – anche lei del 700, termina con un singolare campanile a vela. Anche qui si nota lo stemma della città: un gallo che va a poggiarsi con le zampe su una fascia ondeggiante. Fideliter excubat è il motto.

by La Meta: Vacanze nel Parco del Salento